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L’evoluzione degli standard Scope 2: tra intenzioni e conseguenze inattese
16
Settembre
2025
16 Settembre, 2025

L’evoluzione degli standard Scope 2: tra intenzioni e conseguenze inattese

Recentemente ISO – International Organization for Standardization e il Greenhouse Gas Protocol (GHG Protocol) hanno annunciato una collaborazione strategica per armonizzare i loro portafogli esistenti di standard e co-sviluppare nuovi standard per la misurazione e la rendicontazione delle emissioni. Si tratta di un momento cruciale per la rendicontazione delle emissioni a livello globale 1.

L’obiettivo di armonizzare gli standard e creare un linguaggio comune è, senza dubbio, lodevole. Sosteniamo pienamente ogni sforzo per migliorare la trasparenza e l’accuratezza del reporting ambientale. Tuttavia, alcune delle proposte emerse dal gruppo di lavoro tecnico di Scope 2, in particolare quelle che riguardano il dibattito tra metodo market-based e location-based e l’introduzione di un’obbligatoria granularità oraria (24/7 matching), meritano una discussione approfondita.

La nostra analisi, basata sulla profonda esperienza di Nvalue nei mercati ambientali, suggerisce che l’applicazione rigida di questi concetti potrebbe avere conseguenze negative involontarie, che rischiano di rallentare la transizione energetica invece di accelerarla.

La semplificazione ingannatrice del metodo location-based

Il metodo location-based si presenta come la soluzione più semplice e immediata. Si basa sul calcolo della media di CO2 della rete elettrica in una determinata area geografica. È il metodo di chi non vuole o non può agire attivamente per procurarsi energia pulita. E proprio qui risiede il problema: la sua semplicità è ingannevole perché ignora completamente le scelte e gli investimenti proattivi delle aziende per la decarbonizzazione.

Se questo approccio dovesse prevalere, creeremmo una profonda disuguaglianza competitiva all’interno dell’Unione Europea. Pensiamo a due aziende con lo stesso impegno per la sostenibilità, ma situate in Paesi diversi.

  • Un’azienda in Polonia, dove l’intensità carbonica dell’elettricità generata nel 2023 era la più elevata di Europa, sarebbe penalizzata da un alto fattore di emissione (nel 2023: 594 gCO2e/kWh 2), indipendentemente dal suo sforzo di acquistare Garanzie d’Origine (GOs) o Power Purchase Agreements (PPAs). Il market-based è l’unico strumento che le consente di diventare virtuosa e di competere sul mercato globale della sostenibilità.
  • Un’azienda in Francia, con un mix energetico già a basse emissioni (grazie all’idroelettrico e al nucleare nel 2023 l’intensità carbonica dell’elettricità generata in Francia era 48 gCO2e/kWh 3), vedrebbe il suo sforzo di investire in nuove energie rinnovabili disincentivato. Perché acquistare certificati se il proprio impatto è già considerato basso?

In questo modo, il metodo location-based non premia la scelta di supportare attivamente le rinnovabili, ma solo il “trovarsi” nel posto giusto, togliendo l’incentivo a finanziare la transizione energetica in modo proattivo.

In sintesi, per un quadro completo, riteniamo che entrambi i metodi dovrebbero essere utilizzati. Tuttavia, se si dovesse scegliere un unico approccio, quello market-based è quello da prediligere. È una riflessione più onesta e di maggior valore dell’impegno di un’azienda per la decarbonizzazione, poiché collega direttamente le sue scelte attive al sostegno delle energie rinnovabili, anziché farle dipendere passivamente dal mix della rete esistente. Ciò lo rende il metodo più efficace per guidare investimenti e cambiamenti futuri.

Le Pericolose Complicazioni dell’Abbinamento Orario Obbligatorio

Oltre al dibattito sulla base di calcolo dell’intensità carbonica dell’elettricità consumata, la proposta di un’obbligatoria corrispondenza oraria tra consumo e produzione di energia rinnovabile (24/7 matching) solleva ulteriori preoccupazioni.

La premessa che l’elettricità debba essere consumata nel momento e nel luogo in cui viene prodotta è, nel contesto di una rete interconnessa, un’interpretazione errata del funzionamento del mercato elettrico. Una volta che l’elettrone entra nella rete, non è più tracciabile. L’attuale sistema di book-and-claim non traccia l’elettrone, ma certifica la scelta consapevole di un’azienda a fronte di un bilancio già concluso, dove domanda e offerta devono per forza essere in equilibrio.

Imporre una granularità oraria obbligatoria porterebbe a conseguenze inaspettate:

  1. Volatilità e Scarsità: La richiesta di certificati di energia rinnovabile per ore specifiche (ad esempio per le ore centrali della giornata) creerebbe picchi di prezzo estremi, premiando la speculazione e non l’investimento reale in nuove capacità di produzione.

  2. Complessità e Costi: Molte aziende non dispongono degli strumenti tecnologici per gestire una rendicontazione oraria. Richiederebbe investimenti significativi in costosi sistemi IT e consulenze esterne, creando una barriera d’ingresso per le piccole e medie imprese.

  3. Conseguenze Negative: Se l’energia rinnovabile diventa troppo complessa o costosa da rendicontare, le aziende potrebbero essere spinte verso fonti più stabili ma meno “pulite”, come il gas o il nucleare, vanificando gli stessi obiettivi della transizione energetica.


Conclusioni: la via per una soluzione concreta

Siamo convinti che l’obiettivo di trasparenza possa essere raggiunto senza imporre regole che danneggiano il mercato e la competitività. Invece di insistere su un modello basato sulla “pigrizia” e sulla geografia, proponiamo un approccio che valorizzi il merito e l’impegno.

Crediamo che un passo molto più praticabile ed efficace sia l’introduzione di un obbligo di abbinamento annuale, coerente tra le normative europee e gli standard del GHGP. Ciò assicurerebbe regole del gioco chiare e uniformi, incentivando l’assunzione di responsabilità annuale sull’approvvigionamento energetico senza creare le dinamiche di mercato dannose e le barriere infrastrutturali di una granularità oraria obbligatoria.

Ad oggi l’abbinamento non è garantito dall’attuale normativa europea (RED II), che permette l’utilizzo della Garanzia di Origine ai fini della Fuel Mix Disclosure fintanto che la Garanzia di Origine è valida, ovvero entro i 12 mesi dalla sua emissione. Alcuni paesi (tra cui l’Italia) hanno recepito questa normativa permettendo l’utilizzo di Garanzie di Origine dell’anno n-1 per certificare le forniture di elettricità rinnovabile da parte dei distributori nell’anno n.

L’obbligo di utilizzare Garanzie di Origine emesse durante l’anno n per certificare i consumi avvenuti durante l’anno n, basterebbe a consolidare la credibilità del sistema book-and-claim, lasciando alla virtuosità dei singoli la scelta di adottare una granularità maggiore, ad esempio tramite l’abbinamento mensile, come avviene già in Francia.

Se la normativa europea imponesse l’abbinamento annuale, garantirebbe regole chiare per tutti gli operatori, premierebbe la scelta consapevole delle aziende e fornirebbe un segnale forte per la decarbonizzazione, senza sacrificare la flessibilità e l’equità necessarie per un vero progresso.